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Cibo ed esigenze
religiose
Sacro e profano, terreno e celeste
di Enrica Tifatine
Sacro e profano, terreno e cielo. In ogni
religione è possibile rintracciare un complesso di regole alimentari, la cui
incidenza all'interno della singola cultura religiosa è molto varia.
Alcune religioni invitano ad astenersi di mangiare la carne, altre di non
mangiare la carne di maiale e di non bere il vino, ancora altre che vietano
tassativamente di mangiare il pesce di venerdì se cade al diciassette del mese.
Si può notare, ad esempio, come nell'ebraismo si compie una vera e propria
divaricazione del regno animale tra ciò che vietato consumare e ciò di cui è
lecito nutrirsi. Nelle religioni il rapporto con il cibo, qualunque esso sia,
rende manifesto in modo indubbio la sincerità della fede del credente e la sua
partecipazione appassionata ad una data cultura religiosa.
Una cosa è certa, in quasi tutte le religioni il cibo viene considerato come
dono proveniente da Dio. La soddisfazione dell'appetito non è un momento
indifferente, ma deve riportare il devoto all'esauriente consapevolezza del
senso di donazione che circonda ogni cosa del creato. Il ringraziamento a Dio
deriva dalla confessione che tutto gli appartiene, suggerendo a ogni fedele un
atto di lode e benedizione a Dio per il cibo che giunge ad assimilare.
Insomma, sembrerebbe quasi un'affermazione da miscredente, ma fatto sta che si
potrebbe asserire che la salvezza dell'anima, in un certo senso, passa anche
attraverso quello che mangiamo, con tutti i rischi spirituali che
discenderebbero da una alimentazione compromettente.
Il cibo può essere ritenuto puro o impuro e la sua ingestione richiama una
sequenza di rimandi che trascende la semplice digestione fisiologica. Quel che
preme è evitare attentamente ogni genere di contatto con elementi immondi
portatori di contaminazione e corruzione, per rimanere nello stato di grazia e
quindi benvoluti da Dio. Ed è per questo, ad esempio, che i mussulmani non
mangiano maiale, perché essendo un animale sporco il mangiarlo provocherebbe
una contaminazione dello spirito.
Si invita il credente a sconfiggere le tentazioni, nel tentativo di condurlo su
un percorso di salvezza, che può passare e sostare per qualche dolce attimo
anche sulla tavola. Un atteggiamento umano devoto alla tolleranza, aperto senza
pregiudizi ai costumi di altre culture rende possibile l'incontro fecondo tra
persone. La considerazione dei comportamenti alimentari presenti nelle altre
religioni può offrire una eccellente sponda per rendere più pacifico e
universale il senso religioso dell'uomo. Ricordiamo che riunirsi intorno al
pasto ha permesso da sempre il rafforzamento della solidarietà umana e
l'accostamento promettente di quelli che ancora non si intendevano.
Alimentazione dell'islamismo
Il credente musulmano può mangiare carne solo se l'animale è stato sgozzato
quando era ancora vivo e se il sangue è scolato completamente dal suo corpo.
Nutrirsi di sangue è peccato mortale.
Il sangue proibito è solo quello che si spande e non quello che resta nella
carne.
Gli animali di cui è vietata la carne sono: il maiale, le bestie feroci, i
rapaci, i cani, gli asini, i muli, i rettili, il topo, la rana, la formica.
Si può mangiare: la carne di lucertola, di iena, di volpe, di struzzo, di
cavallo e di bue.
Il Ramadan è il mese del digiuno: dall'alba al tramonto bisogna astenersi dal
cibo sicchè ogni attività rallenta.
I pesci che non si possono mangiare sono quelli privi di scaglie.
Una regola che ci riporta alla civiltà del deserto consente ai musulmani di
mangiare le cavallette.
Riguardo alle bevande il "no" va esteso a ogni sorta di bevande
fermentate e a tutti i narcotici.
Oggi il paese dell'Islam dove le leggi dietetiche sono applicate con più
severità è l'Arabia Saudita.
Le severe regole dietetiche
dell'ebraismo
Le prescrizioni e i riti alimentari sono abbastanza complicati.
L'osservanza della legge di purità ("Kashrut") e delle norme
dietetiche risale all'interpretazione delle leggi comunicate al popolo da Mosè.
L'ebreo ortodosso ha l'obbligo di mangiare carne solo di animali
"puri". I pesci debbono avere scaglie e pinne. Quindi i crostacei sono
proibiti.
E sono proibiti il maiale, il cammello, la lepre gli insetti e simili. E anche
verdura e frutta toccati da questi animali. Non è consentito il consumo
contemporaneo di carne e di latte perché la carne è la figlia del latte.
Nel piatto dove oggi si è mangiata della carne, domani non si può mangiare del
formaggio o un altro derivato del latte. Lavare il piatto non serve.
Se per errore si scambia un piatto per un altro, questo va distrutto, eliminato,
gettato. I piatti per questi o altri generi di alimenti devono essere
rigorosamente distrutti. In cucina devono essere distrutte anche le vaschette
del lavandino dove si asciugano i piatti.
In Italia la legge del "Kashrut" ha spinto certe aziende ebraiche a
confezionare cibi e bevande sotto il controllo dei rabbini.
Sono puri gli animali dal piede biforcuto e che, se mammiferi, ruminanti devono
arrivare ai macelli controllati dal rabbino per garantire che siano stati uccisi
secondo il rito: con il taglio dell'esofago e della trachea.
Ma è proibito consumare il loro sangue e l'intera parte posteriore. Anche il
latte le uova devono essere depositate da animali "puri".
I mormoni
Le religioni protestanti, così come quella Cattolica, non prevedono severe
regole alimentari. Solo i Mormoni seguono alcune prescrizioni dietetiche.
Infatti digiunano una volta al mese e mangiano carne con moderazione. Non fumano
e non bevono alcol, caffè o tè.
Per quanto riguarda i Cattolici, la Chiesa li invita ad astenersi dalla carne e
a digiunare solo nei giorni del Mercoledì delle Ceneri e del Venerdì Santo.
Gli induisti e l'alimentazione
Gli induisti sono vegetariani, non mangiano né carne né pesce, né uova ma
solo vegetali e latte; non uccidono le mucche perché per loro sono sacre.
Tuttavia il loro menù è ricco di numerosi piatti, frutto di antiche e moderne
esperienze. E' loro proibita qualunque sostanza che intossica, e quindi non
fumano, non bevono alcoolici né caffè o thè, non fanno uso di droghe.
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